By Jacques Vicari

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Lavorano a maglia, leggono una rivista dal salgariano nome di «Rakam», tengono, orrore, tengono i calcagni fuori delle scarpe, richiamano un bambino per sfilargli un golfetto. Il loro scalcagnato chiacchiericcio ti nausea, però devi ammettere che senza quella presenza i giardinetti sarebbero un luogo selvaggio: ingrumate l’una con l’altra come anelli di lombrico, le mamme rappresentano una rassicurante garanzia d’ordine e di legalità: davanti a loro nessun manipolo di violenti oserebbe farti cadere dalla bicicletta per saltare a piedi uniti sui raggi delle tue povere ruote irreparabilmente deformandoli, nessun ladro ti sviterebbe via il coperchio del tuo campanello mentre i complici ti tengono fermo, nessun pazzo ti sbrofferebbe addosso l’acqua a ciò ingurgitata dalla fontanella e a ciò trattenuta con intollerabile gargarismo nelle guance rigonfie esplosive… E tuttavia proprio per questa santa tutela le vorresti più austere, quelle mamme, più solennemente comprese della propria sacralità; le vorresti tremende come le Antiche Madri, chtonie come Matres Matutae.

Mi convinsi così, verso gli otto anni di età, che Il piccolo principe o Il libro della giungla fossero le prime tappe di un lungo processo iniziatico che mi avrebbe portato, dopo decenni e decenni di letture, a poter finalmente leggere, come il nonno, Il terrore dalla sesta luna di Robert Heinlein. E nomi come quelli di Heinlein, di Sheckley, di Clarke, di Simak, di Wyndham, di Matheson, di Silverberg, di Pohl, di Van Vogt formavano per me il supremo canone della letteratura occidentale, corona di spiriti superiori eletti dai mostri a rivelare agli umani le mostruose leggi dell’universo: e solo dubitavo, ammirandoli, se fossero ancora persone o se invece, assunti a tale stremo di conoscenza, non partecipassero essi stessi, nelle loro membra, di quella mostruosità.

Brainiac! Non ti basta? Quel deficiente di Jimmy Olsen, sì, anche lui! Questo è tuo padre! Rispondi: la camomilla, chi la beveva? Le montagne di panini? Vorrai mica ti chieda: la naftalina? Ma tu non sai nulla, nulla di nulla, che ne sai tu dell’“Album de Il Giorno n. 7”, uscito nei primi giorni del luglio del 1962? Si intitolava Kamumilla Kokobì, e ho detto tutto. Kamumilla Kokobì… Più o meno qualcosa come l’Iliade… Ah basta, basta, si sta troppo male a parlare di queste cose, giornalini, quali giornalini?

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