By Giuseppe Rensi

Los angeles Filosofia dell'Assurdo

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II, pp. 396, 397. 62 mankind » ' vale a dire (poiché « umanità » vale «ragione», non conoscendosi, come egli stesso avverte,^ altra «mind» che l'umana) dalla ragione. Ma come dunque la realtà si sottrae alla valutazione razionale, come essa è non-ragione, così neppure delle nostre ragioni si può dire che esse siano ragione, che esse si trovino nel punto o centro certo della ragione, che ineriscano ad esso (centro certo, dico, perché, se la ragione esiste, non potendo essa essere che sempre una, quella, deve consistere in un punto centrico unico, quasi a dire inesteso, che non lasci latitudine a deviazioni).

Così non può sempre andare; dunque cosi non andrà sempre, non andrà più domani ». Questo è il sillogismo induttivo della speranza, E se circa esso si osservasse, in opposizione a quanto si è detto testé, che anche un siffatto sillogismo ha per base il principio dell'uniformità, bisognerebbe rispondere che tale obbiezione si fonda su di una pura apparenza verbale. È, infatti, se mai l'uniformità della disformità che vi sta alla base. Cioè: le vicende del mondo cambiano, questo cambiare lo abbiamo sempre visto, dunque continuerà; non abbiamo mai visto piovere sempre, dunque, se piove da un mese, fra poco farà bello.

E come per Hume lo stato meramente psicologico di aspettazione sicura diventa la necessità (causale), cosi la premente speranza, il profondo desiderio, lo spasmodico bisogno diventano certezza che una cosa sia o avvenga. È ovvio quindi (come quest'analisi ci ha ora reso ancora più chiaro) che, stante tale incertezza e fluttuazione di confini tra speranza, credenza e realtà, gli uomini riescano a trasformare o cancellare i fatti secondo i loro bisogni, desideri, istinti, secondo la loro « volontà » - o (che è enunciare in altre parole ciò che abbiamo detto sin qui) riescano a trasformarli o cancellarli in forza di quelli che Bacone chiamava « idola tribus» e il Guastella «sofismi a-priori-», «errori strutturali della nostra intelligenza», i quali da quei bisogni, desideri, istinti, « volontà » scaturiscono inevitabilmente; inevitabilmente per l'immensa maggioranza umana che non sa strapparsi al sentimento ed alla visuale antropomorfica, necessaria generatrice, mediante i suoi peculiari bisogni ed istinti, di quei sofismi a-priori ed errori strutturali.

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