By Agostino (sant'); Luigi Alici (ed.)

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Strappò la pizza con le mani e si leccò le dita come una bambina golosa e felice, senza nemmeno un pizzico di malizia, scostandosi i riccioli dal viso e sorridendomi. Lì capii che ero spacciato, che quella donna non sarebbe mai stata mia e io l’avrei rimpianta per tutta la vita. E un Eurostar in corsa mi investì in pieno petto. Questo doveva essere l’amore. Ed era peggio, molto peggio del pugno di Paolo, perché quello sarebbe passato, questo invece no. La osservai trattenendo il fiato. La sua disinvoltura mi imbarazzava.

Io non ce l’ho mai avuto e non ho mai conosciuto nessuno che ce l’avesse. Non a Roma almeno. Dunque, me ne stavo lì rannicchiato nel mio lettino, con gli occhi sbarrati nel buio aspettando Babbo Natale che veniva a portarmi i regali, quand’ecco che un rumore mi colse di sorpresa. Un familiare rumore di passi. Scesi dal mio lettino e, silenziosamente, raggiunsi il corridoio dove vidi un’enorme ombra scura, china davanti alla porta, con due grandi sacchi in mano. Mi venne un colpo, giuro. Babbo Natale era lì, a due metri da me, a cercare la scatola dell’Allegro Chirurgo in uno dei suoi sacchi e, sicuramente, là fuori, c’era la slitta con le renne che lo aspettavano.

Ancora. » ripeteva la voce che nel frattempo era diventata due enormi occhi verdi e una cascata di riccioli biondi profumati di shampoo e qualche altra cosa che non sapevo dire, tipo gioia di vivere. �Due» risposi sentendo le sue tette premermi sul petto, e augurandomi di essere rimasto paralizzato, così da averla per sempre lì sopra di me. Poi mi ricordai di essermi scontrato contro delle nocche grandi come noci e mi toccai istintivamente la faccia. Una poltiglia fredda e viscida sotto le mie dita mi fece capire che adesso, oltre che interinale, perdente, e prigioniero della mia famiglia, ero pure sfigurato e le uniche donne che si sarebbero battute per me sarebbero state la Venier e la d’Urso per avermi ospite il pomeriggio.

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