By Xavier Zubiri

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La scienza è dunque limitata da una duplice linea, logica e reale. Non ci mostra tutta la necessità della cosa. L'uomo conosce i principi basici della necessità di qualcosa con un altro modo di sapere: l'intellezione (noûs). Aristotele prende qui intellezione (noûs) non nel senso di atto di una facoltà, ma nel senso di modo di sapere. Molte volte si è tradotto qui noûs con Ragione. Che cosa sono questi principi? Come dicevo, non sono in primo luogo proposizioni, ma i presupposti che nella cosa stessa costituiscono la base della necessità apodittica.

D) È sophós chi sa le cose in modo tale da insegnarle agli altri. Il sapere del sophós, in questo senso, è màthema l'insegnato, l'insegnabile. e) È sophós chi ha un sapere che gli conferisce un carattere rettore degli altri, qualunque sia la natura di questo «reggere». Nel semplice insegnamento, il sophós ha la funzione rettrice che chiamiamo magistero, rispetto alla quale, coloro cui viene insegnato sono discepoli (mathetés). In un altro ambito, il sophós classico aveva la funzione rettrice del governo.

I sofisti e Socrate mettono dinanzi agli occhi dei loro contemporanei la realtà autonoma della sfera vitale, tanto etica quanto politica: il discorso, la virtù, il bene. Con Platone, tra gli dèi e tutta questa realtà fisica, matematica, umana e logica, appaiono le Idee, il mondo delle essenze ideali. Nacquero così la fisica, la matematica, la logica, la dialettica, l'etica, la politica, la retorica, ecc. Ma la totalità delle cose non fu oggetto di nessuna scienza; la cosiddetta filosofia era un conglomerato di saperi che coprivano l'ambito di tutti gli oggetti, ma non vertevano sulla totalità dell'ambito nel suo carattere stesso di totalità.

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